attesa di collegamento
Improvvisamente, da una situazione di "normalità" ad una di estenuante difficoltà.
Il fatto.
L'ultimo collegamento a Internet in condizione di "normalità" è intervenuto la mattina presto del giorno di Natale 2008. Niente di diverso dal solito. Poi è seguita la pausa dovuta alla ricorrenza, con visita e pranzo fuori casa, durante alcune ore di un sole regalato, data la stagione. Già il rientro a casa presentava un cielo che non prometteva bene.
L'arrivo a casa poteva essere confuso con la scarsa luminosità che caratterizza una delle giornate "più corte" dell'anno, ancora troppo prossima al 21 dicembre. Con la casa al buio si chiudono le imposte e il contatto con quanto succede fuori si mitiga ulteriormente. A riportare l'attenzione verso il tempo atmosferico concorre l'anomalo funzionamento del primo canale TV, a quadro con sfarfallii, o perfino senza immagine, mentre tutti gli altri canali sono ricevuti regolarmente. E uno era interessato proprio al programma trasmesso sul primo canale. Che sia il tempo volto ad un turbinìo di neve improvviso? Nevica con insistenza da formare in breve uno strato bianco sopra le automobili parcheggiate in piazza. Ma la neve non attacca a terra e presto si trasforma in pioggia. Strano, al rientro a casa, forse un'ora prima, avevamo notato l'indicazione di una temperatura esterna di 9° C. non adatta per una nevicata in pianura. Quindi il primo canale non funziona causa il tempo? E viene il turno del collegamento a Internet. Che non avviene. Anzi non rimane attivo, perché per un po' è intervenuto. Prova e riprova. Sarà il tempo o che, dato il giorno festivo, tutti sono collegati a Internet? O non saranno le scosse di terremoto in Emilia di questi giorni?
Sebbene l'attenzione sia sul primo canale della televisione nazionale e sul collegamento con ADSL a Internet, ecco che uno non ha né informazioni, né certezze, da chiedersi come ci collochiamo (place ourself) nel pieno del nostro "progresso". Tra l'altro anche il traffico automobilistico è quasi assente, né sono presenti passanti. Una serata di Natale che potrebbe essere di anni andati. O va attribuito anche questo essere alla crisi economica mondiale? Per via di certezze sul finire del giorno di Natale del 2008 mi scopro alquanto sprovvisto.
Non se ne parla di stabilire il collegamento con Internet. Né prima, né dopo cena, e mi prende il sonno in poltrona, modo mio di riposare, dal momento che sono tanto mattiniero. O "spostato" rispetto alla normalità? Meglio non approfondire. Altro aspetto in cui non so. Questa notte i contatti con l'insicurezza si compiacciono di manifestarsi in più d'uno. Favoriti forse da un silenzio da fuori che non è solito, ma sicuramente gradito.
Salgo in mansarda per coricarmi che è quasi mezzanotte. Percepisco l'arrivo di un sms nel telefonino che, avendolo sentito deve essere vicino, ma dove? Dimenticato in tasca ai pantaloni che indossavo fuori. Graditissimo il messaggio inatteso dice: "Siamo così vicini eppure non ci vediamo mai. Credo che l'unico augurio che conti sia di salute e un po' di serenità. Un saluto, abbraccio anche a sua moglie, PB". Provvedo a rispondere con "Se occorresse, ritengo che ci vedremmo subito. Ne sono certo. La salute la apprezziamo entrambi da vicino e richiede molto anche da noi stessi. Le siamo vicini. Lo stesso vale per Anna. Ci conti. Migliorare costa una semplice decisione. Con amicizia". Avrò saputo trovare le parole più adatte? A rispondermi è il sopraggiungere del sonno, per il suo turno di circa due ore. E presto sono ancora alle prese con il collegamento a Internet.
- Ma anche questa mattina il collegamento non vuole realizzarsi.
- Inizio questa pagina e nel comporla percepisco un silenzio da fuori come di nevicata che ha attaccato. Sono ormai le 7 di Santo Stefano. Apro le persiane. Non c'è neve, e le poche autovetture parcheggiate in piazza, più del solito, hanno bianco sopra i tettucci. E ammantati di bianco sono anche i tetti del Palazzo delle Poste e dell'Istituto Riccati. Deve fare sotto zero questa mattina, lo direbbero anche i cubetti di porfido qui sotto casa.
- Silenzi da "giorno festivo ed estivo". Internet è ancora irraggiungibile. Uno ne prova come una mancanza. Questa pagina con i suoi link non è controllabile. Ma si può comporre sperando nella prossima normalità che arriva intorno alle ore 8.
- È così arrivata tanto da farmi cedere alla tentazione di creare un nuovo blog. Questa volta si tratta di un fotoblog messo a disposizione da Virgilio. Ci sono arrivato osservando la pubblicità che ho consentito a Google di pubblicare nel suo sistema di blog che mi ospita come mariomalaguti.
- Quanti tipi di attesa nel volgere di poche ore e che bel sole questa mattina di festa.
- Superate le inspiegabili difficoltà incontrate ieri pomeriggio e questa mattina presto per collegarmi ad Internet, ora desidero verificare nuovamente una ricerca con Google. Per una mia recente pagina avevo osservato dei tempestivi e sorprendenti risultati di ricerca con Google.
- Questa mattina, rieseguita la stessa ricerca ormai per tre volte, non recupero visibilità. La pagina pare vanificata; neppure dopo la decima pagina proposta dal motore di ricerca, trovo i risultati che erano sembrati tanto lusinghieri.
- Preferisco non approfondire oltre. Non avrei certezze mie alle quali fare riferimento.
- Quindi "le attese" permangono e non sono riferite ad un solo aspetto. Uno può percepire di avere delle attese, ma si tratterà di uno stato sfuggente, da aver dimenticato "appena dopo". Ogni situazione di disagio possibilmente va subito rimossa. Forse non "siamo fatti" per l'attesa, neppure quella "promessa" di uno stato migliore, eterno ma successivo all'attuale. E, che diamine, la questione non va nemmeno posta, per praticità. Se sto bene ora ho i miei vantaggi immediati, sto meglio in salute, non potrò che stare bene fino a quanto dura. Il dopo, se mi appartiene, se dipende da me, non potrà che esprimere il mio stare attuale. Così mi pare di osservare nell'ordine delle cose che percepisco senza farmi per questo venire il mal di testa. Un percepire "mio " e "normale" che, insomma, mi viene spontaneo e non mi crea difficoltà di sorta. Forse un "equilibrio spontaneo" come tale quotidiano, che pare dipenda essenzialmente da me. E perché approfondire oltre?
- Il coccio, o il frammento, di una suppellettile che viene datata di millenni, qui se ne rinvengono, sta meglio nel suo stato di parte rispetto al suo stato originario di intero? E devo occuparmene io?
- Nel comune sentimento quel coccio soddisfa il desiderio di conoscere qualcosa di come potevano essere, noi e non l'originaria suppellettile. Come un succhiare di caramella che procura effetti molto limitati nel tempo. E poi basta, per i più di noi. Il coccio magari sentiamo di doverlo conservare perché vecchio, mentre tentiamo di disfarci dei cocci nuovi, provocati da noi nel quotidiano.
- Diversamente i cocci sono cocci e non sono noi. Quindi tenderemmo a trattarli come realtà che non ci riguardano e delle quali faremmo a meno.
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- Realizzata in data 26 dicembre 2008 alle ore 06,00
- Ultimo aggiornamento in data 5 gennaio 2009 alle ore 03,00
